Milano, Montenapoleone ma non solo: il Quadrilatero è regno dell’alta moda italiana

di Sara 4

Passeggiare in Montenapoleone significa immergersi in un’atmosfera da shopping esclusivo. Il nome della via deriva dall’Istituzione finanziaria che, sotto il “governo” di Napoleone, gestiva il debito pubblico. Dopo la caduta dell’imperatore francese la gestione di tale debito, suddiviso tra le entità statali che ne erano derivate, fu uno dei problemi maggiori della Restaurazione.

A quei tempi Milano brulicava di stranieri, che si affollavano non soltanto per affari ma anche e soprattutto perché la città era una “ricca repubblica dedita all’arte e al piacere”. La splendida stravaganza di quei tempi continua in qualche modo a riflettersi in quello che viene chiamato il “Quadrilatero”, costituito dallo spazio che si determina tracciando il perimetro delle vie Montenapoleone, Sant’Andrea, Spiga e Borgospesso.

E’ all’interno di queste strade che si trova la maggiore concentrazione delle prestigiose firme dell’alta moda sia italiane che straniere, oltre che molte botteghe di gioiellieri, pellicciai e antiquari. Qualche dato significativo: duecentodue vetrine, quasi 90 insegne e 600mila euro l’anno per cento metri quadri. Sono i numeri record di via Montenapoleone, che resta riferimento esclusivo e principale. Gli stilisti fanno a gara per accaparrarsi uno spazio in questo tratto di strada. La strada dove nascono le tendenze della moda è quindi ambitissima. Il tratto più gettonato? Quello che va da Bulgari a Valentino. Ma anche il tratto finale, quello che finisce su Via Manzoni, è un approdo certo per modaioli di tutte le età e tutti i stili.

Per quanto riguarda i negozi, la grossa pecca è rappresentata dal fatto che sono esclusivamente alla portata di tasche molto gonfie: dalle più note e prestigiose gioiellerie e orologerie (Cartier, Lorenz), alle marche dell’alta e altissima moda (Armani, Iceberg, Valentino). Una passeggiata attraverso questa zona della città può essere davvero stimolante e coinvolgente, anche se per i più vale l’amara regola del “guardare e non toccare”.

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