Negozi Galimberti e il peso del commercio online

di Valentina 0

Per tanti anni in Lombardia, soprattutto in quelli del boom economico, la “Grande G di Galimberti” era per tutti l’emblema della tecnologia, la catena di negozi di elettrodomestici alla quale affidarsi per poter contare sul ultimo dispositivo tecnologico sul mercato: dopo tanti anni, questa realtà è in crisi e rischia di sparire.

Tribunale fallimentare dà ok a cessione

Sono 250 i posti di lavoro in bilico dato che il Tribunale fallimentare di Milano ha dato l’ok alla cessione dei sette grandi magazzini della società, di cui sei si trovano in Lombardia e uno in Veneto. L’azienda, che al momento lavora sotto il marchio di Euronics è in amministrazione straordinaria. Ciò che si spera, in questo momento, è che visto il boom di vendite registrato nel corso della pandemia di coronavirus, nelle offerte giunte per la possibile acquisizione dell’attività vi siano delle buone proposte di acquisto da perseguire. Come ha sottolineato il rappresentante sindacale Marco Colleoni della Filcams-Cgil:

Nel caso non dovessero esserci offerte e di conseguenza verificarsi lo scenario peggiore, riteniamo debbano essere messi in sicurezza tutti i lavoratori, garantendogli nel tempo i previsti ammortizzatori sociali e con essi percorsi finalizzati alla ricollocazione.
Sono state tante le promesse non mantenute, secondo le parti sociali, che avrebbero potuto cambiare le sorti dell’azienda. Ora in generale vi sono attesa, speranza, ma anche tristezza nei lavoratori che si trovano, in un momento difficile come questo a doversi destreggiare con innumerevoli problematiche.

Come è nata la catena Galimberti

La storia di Galimberti, ancor prima che iniziasse a lavorare sotto l’insegna di Euronics, è una storia che parla di boom economico e voglia di farcela di quelle attività fiorite nel dopoguerra che partite da poco sono diventate dei veri e propri simboli. Il fondatore, colui che diede vita a tutto, fu Ilario Galimberti che dopo aver combattuto come partigiano e aver prestato servizio presso l’Acna di Cesano decise di aprire il proprio negozio, dove vendeva lampadine, fornelli a gas e materiale elettrico generico.
Una storia come tante altre di successo degli anni in cui le case degli italiani iniziavano a scoprire la bellezza degli elettrodomestici di largo consumo. Un racconto che ha dovuto fare i conti non solo con le limitazioni dettate dalla pandemia ma anche con il boom del commercio online e di Amazon che hanno dato filo da torcere agli store fisici, anche se parte di una grande catena. Tentare di vendere i sette punti vendita rimasti è un modo per salvare i lavoratori, scesi dai 480 del 2015 ai 250 di adesso, in cassa integrazione. Nonostante il blocco dei licenziamenti infatti, per via della procedura fallimentare, potrebbero perdere il lavoro lo stesso.

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